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La Clessidra e gli anni ’50!

La Clessidra e gli anni ’50!

Era il 1954 e a Roma gli studi di Cinecittà ospitavano Joseph Mankievwicz nella direzione de ‘La Contessa Scalza’.
A rinfrescarci la memoria con istantanee rubate dal set è la mostra intitolata ‘Backstage’, allestita a Cannes durante il 67simo Festival del Cinema e curata dall’Istituto Luce e Chopard, partner ufficiale della kermesse e designer della Palma d’Oro.
Nello scatto una sfavillante Ava Gardner prova uno degli abiti di scena, come il resto dei modelli della pellicola rigorosamente firmato Sorelle Fontana, a sanzione di un sodalizio che segnerà uno dei binomi più riusciti del Cinema internazionale e una delle più longeve amicizie dello scenario Arte e Moda.

Il bello delle fotografie rubate è che ti regalano uno squarcio di mondo, un flash di storia e autenticità, vivido ed accecante come il lampo allo xeno propinato dalla macchina (o forse allora era ancora polvere di magnesio….).
In questa immagine c’è tutta la rinascita e tutto il fervore di un pianeta sconvolto dall’orrore della guerra e che vuole ricominciare.
Sembra troppo? E invece no, e nessuno meglio di chi lavora con ‘l’immagine’ può confermarlo.
Ci hanno insegnato che l’abito non fa il monaco. Ma se non lo fa, sicuramente lo racconta!
Prendiamo Ava.
L’esempio perfetto del ‘modello clessidra’.
Essere una donna, e una donna bella, nel 1954 vuole dire proporzioni perfette tra ampiezza delle spalle e del bacino, con una vita estremamente segnata, quasi strizzata, a creare curve armoniche e flessuose.
Se la natura avesse bisogno d’aiuto, corsetti e guepiere sono il must del momento, insieme alle più semplici delle regole di Forma & Cromia: apertura lì dove c’è volume per valorizzarlo (il profondo scollo a V per decolleté e spalle di Ava) e gioco di chiari-scuri per riequilibrare le ampiezze (in questo caso il bianco per espandere la parte superiore, il nero per slanciare quella inferiore).
E poi luce, luce, luce, a illuminare il viso, che deve restare il centro focale della figura e quindi va sottolineato grazie a ricami, gioielli e preziosità, in questo capolavoro sartoriale tutti concentrati intorno alla scollatura.
Le gonne sono ampie, morbide, sontuose, metri e metri di stoffa a confermare che è finita l’austerità della guerra (allora ‘Utility’), il controllo contingentato di tessuti e indumenti, la rigidità dei tagli, la riduzione a mera funzionalità dell’abbigliamento.
Parigi è risorta dopo l’Occupazione e con essa l’Haute Couture.
Il New Look di Dior è divenuto editto della femminilità in tutto il mondo, in barba all’egida anglo-americana del periodo bellico che ha sì introdotto razionalizzazioni fondamentali all’industria (es. la codificazione del sistema delle taglie) ma con un colpo ha cancellato tutta la vivida creatività della moda degli anni ’30.
Finalmente la donna può essere una Diva, seguendo dettagliati codici di quello che oggi chiameremmo ‘outfit’ per ogni momento della giornata.
E nulla è lasciato al caso.
I capelli sono sempre morbidi, anche quando raccolti, le onde sono sensuali e lucide, i corti sono mossi o addirittura arricciati.
Il trucco c’è, e si vede! Occhi importanti, eyeliner, labbra evidenziate, sopracciglia arcuate.
Tutto è un fermento, caldo e folgorante, come Ava Gardner in questa mise, che nonostante una perfezione strutturale, niente sarebbe senza le sue braccia, adagiate come un soffio sui fianchi, senza le sue mani, che rendono ancora bella e sopportabile la vista di una sigaretta, senza il suo sguardo, che infiamma di seduzione e vanità.
E’ il 1954 e un paparazzo a Cinecittà ‘semplicemente’ ruba una prova d’abito del personaggio di Maria Vargas.
Ma quell’abito testimonia la scalata che il Made in Italy sta per fare nel mondo.
Chanel ha appena riaperto e un nuovo vento di cambiamento a breve travolgerà totalmente le carte in tavola dei codici della Moda.
Se qualcuno avesse dubbi sull’eredità che può lasciare un ‘semplice’ istante, dia un’occhiata alla collezione Dolce & Gabbana 2013, alle gonne a ruota, ai cappotti segnati, alle vite strette, alle lunghezze sotto il ginocchio che hanno popolato le passerelle e di conseguenza i nostri guardaroba. E se avesse tempo di spaziare, vada anche in libreria, compri un bellissimo giallo di Fred Vargas e aprendolo rifletta su questo pseudonimo scelto non a caso dall’autrice.
Buona lettura.

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